Fatti
X. (nato nel 1978) afferma di provenire dall'Algeria. Ha attraversato senza successo una procedura di asilo in Svizzera ed è stato posto in detenzione per l'esecuzione del suo allontanamento. Dopo che tale detenzione era scaduta, è stato trasferito nell'esecuzione penale. Il 11 giugno 2007, l'Ufficio per la migrazione di Basilea Campagna ha posto X. in detenzione coercitiva. Il giudice unico per le misure coercitive nel diritto degli stranieri presso il Tribunale cantonale di Basilea Campagna ha approvato tale detenzione dal 14 giugno 2007 al 10 luglio 2007 e l'ha prorogata il 9 luglio, il 6 settembre e il 6 novembre 2007, ciascuna volta per due mesi.
Contro la decisione del 6 settembre 2007, X. si è rivolto al Tribunale federale, limitando il suo ricorso esclusivamente al rifiuto dell'assistenza legale gratuita. Con un'istanza del 6 dicembre 2007, ha inoltre chiesto di annullare la proroga della detenzione del 6 novembre 2007, di rimetterlo in libertà e di concedergli il patrocinio a spese dello Stato e l'assistenza legale gratuita per il procedimento di prima istanza.
Legge
Il Tribunale federale ritiene giustificata la detenzione coercitiva ordinata nei confronti del ricorrente. Lo scopo della detenzione coercitiva è quello di indurre la persona soggetta all'obbligo di partire a cambiare comportamento, nei casi in cui dopo la scadenza del termine per l'uscita l'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione legalmente ordinata nei suoi confronti non sia possibile senza la sua collaborazione. La detenzione coercitiva trova la sua giustificazione convenzionale nell'art. 5 par. 1 lett. f e nell'art. 5 par. 1 lett. b CEDU.
Il Tribunale federale osserva inoltre che al ricorrente non può essere negata l'assistenza legale gratuita al più tardi nel procedimento di proroga della detenzione dopo tre mesi. Ciò risulta dall'art. 29 cpv. 3…