Fatti
Parti:
- Ricorrente: [A.A.] , cittadina brasiliana con tre figli minorenni.
- Ricorso contro: Dipartimento degli Interni del Cantone di Soletta, Ufficio delle migrazioni, Tribunale delle misure coercitive del Cantone di Soletta.
Fatti:
- La ricorrente è stata espulsa dalla Svizzera il 18 giugno 2018, ma è rimasta illegalmente nel Paese.
- Il 26 luglio 2020 è stata arrestata e trasferita nella prigione di Soletta.
- Il 4 settembre 2020 ha presentato una domanda d'asilo, dopodiché l'Ufficio delle migrazioni ha ordinato una custodia cautelare.
- La ricorrente ha presentato ricorso contro l'ordinanza di detenzione, che è stata respinta dal Tribunale amministrativo del Cantone di Soletta.
Questione principale:
- Legittimità della custodia cautelare e della detenzione amministrativa, nonché proporzionalità dell'ordinanza di detenzione.
Legge
Il Tribunale federale esamina innanzitutto l'ammissibilità del ricorso e constata che esso è ammissibile, poiché si tratta di una misura coercitiva in materia di diritto degli stranieri che costituisce un grave intervento nella libertà personale. Il ricorso è altresì ammesso quando la questione sollevata ha un'importanza fondamentale e rientra nell'interesse pubblico.
Il Tribunale federale esamina quindi le condizioni per l'ordinanza della custodia cautelare secondo l'art. 75 cpv. 1 lett. f LStrI. Esso constata che la ricorrente si trova illegalmente in Svizzera e che la domanda d'asilo è stata presentata in stretta connessione temporale con l'ordinanza della detenzione amministrativa. Tuttavia, vi sono indizi che la domanda d'asilo non è stata presentata solo per evitare l'espulsione, ma anche per ottenere una protezione effettiva.
Il Tribunale federale esamina la proporzionalità dell'ordinanza di detenzione e constata che la custodia cautelare è sproporzionata, poiché misure più miti, come un'obbligazione di presentazione o una limitazione a una determinata zona, potrebbero…