Fatti

La ricorrente, nata nel 1970, lavorava in qualità di impiegata commerciale. L’8 gennaio 2012 si è rivolta all’assicurazione invalidità per richiedere prestazioni a causa di disturbi al ginocchio. L’ufficio IV del Cantone di Basilea Città le ha concesso, con decisione del 11 febbraio 2016, una rendita d’invalidità intera limitata al periodo dal 1° luglio 2012 al 31 gennaio 2013. Tale decisione è stata confermata dal Tribunale delle assicurazioni sociali del Cantone di Basilea Città con sentenza del 4 luglio 2016.

Con domanda del 29 maggio 2017 (pervenuta all’ufficio IV il 20 giugno 2017), la ricorrente ha nuovamente richiesto la concessione di una rendita d’invalidità e, il 10 novembre 2017, ha altresì chiesto l’erogazione di un’indennità d’assistenza. L’ufficio IV competente del Cantone Argovia ha esaminato la nuova domanda e ha disposto due perizie multidisciplinari: la prima, del Centro di valutazione medica di Basilea (ZMB), datata 11 febbraio 2019, la seconda, del Centro di valutazione del BL, Binningen (BEGAZ), datata 8 marzo 2021. Con decisione del 7 novembre 2018, l’ufficio IV ha concesso alla ricorrente, con effetto dal 1° luglio 2018, un’indennità d’assistenza di grado lieve e, dal ottobre 2018, una di grado medio. Ha invece respinto la domanda di rendita con decisione del 4 maggio 2023, poiché l’obesità non costituirebbe una malattia invalidante.

Il Tribunale delle assicurazioni del Cantone Argovia ha respinto il ricorso presentato contro tale decisione con sentenza dell’8 dicembre 2023. La ricorrente, con ricorso di diritto pubblico, chiede l’annullamento della sentenza del Tribunale delle assicurazioni dell’8 dicembre 2023 e l’obbligo per l’ufficio IV di erogarle una rendita d’invalidità intera a decorrere dal 1° gennaio 2018. L’ufficio IV conclude per il rigetto del ricorso, mentre l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) si esprime sulla questione senza presentare conclusioni.

Legge

Il Tribunale federale verifica innanzitutto se il giudice di grado inferiore abbia violato il diritto federale respingendo la domanda di rendita della ricorrente. Il giudice di grado inferiore si è basato sulle valutazioni peritali secondo cui l’obesità e la conseguente decondizionamento non possono essere considerate invalidanti, poiché non hanno causato danni fisici o psichici né sono conseguenza di tali danni. Inoltre, una perdita di peso e un miglioramento della condizione fisica sarebbero ragionevoli e possibili, motivo per cui gli effetti dell’obesità devono essere esclusi ai fini dell’assicurazione invalidità.

Il Tribunale federale modifica tuttavia la propria giurisprudenza in materia di obesità. In precedenza si riteneva che l’obesità non desse di per sé luogo a invalidità, a meno che non provocasse danni fisici o psichici o fosse conseguenza di tali danni. Tale orientamento si basava sulla giurisprudenza relativa alle dipendenze e alle depressioni lievi o moderate, ormai superata. Il Tribunale federale riconosce ora che la generale trattabilità di una malattia non esclude di per sé il diritto a una rendita. Occorre piuttosto verificare caso per caso se la malattia limiti la capacità lavorativa, indipendentemente dal fatto che sia trattabile o meno.

La giurisprudenza speciale finora applicata in materia di obesità non può più essere mantenuta, poiché contrasta con il principio di uguaglianza (art. 8 cpv. 1 Cost.). Il Tribunale federale sottolinea che, ai fini dell’assicurazione invalidità, rilevano non la diagnosi, bensì gli effetti di una malattia sulla capacità lavorativa. L’obesità deve essere riconosciuta come una malattia cronica, multifattoriale, che può causare gravi limitazioni funzionali. La finzione della volontaria…