Fatti
A., nata nel 1945, beneficia dal 1997 presso X. Assicurazioni di un'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni secondo la LAI nonché di un'assicurazione complementare contro gli infortuni alla LAI, che prevede il pagamento di indennità giornaliere in caso di infortunio. Inoltre, presso lo stesso assicuratore, è beneficiaria di una "assicurazione collettiva di indennità giornaliera in caso di malattia", soggetta alla LCA.
A seguito di un infortunio avvenuto il 5 novembre 2002, l'assicuratore ha versato all'assicurata indennità giornaliere sulla base dell'assicurazione obbligatoria e complementare contro gli infortuni. Dal 18 settembre 2003, ha ritenuto che i disturbi persistenti fossero riconducibili a malattia e ha versato all'assicurata indennità giornaliere sulla base dell'assicurazione perdita di guadagno in caso di malattia.
Il 7 gennaio 2005, l'assicuratore ha invitato la sua assicurata a presentare una domanda di prestazioni di invalidità e a confermarglielo entro il 31 gennaio 2005. Il 23 febbraio 2005, ha informato la sua assicurata che il suo diritto alle indennità giornaliere in caso di malattia sarebbe scaduto il 1° settembre 2005 e ha reiterato la richiesta di annunciare il caso all'assicurazione invalidità, precisando che in caso contrario avrebbe imputato una "pseudo-rendita di invalidità" sulle prestazioni dovute.
Il 20 giugno 2005, l'assicurata è stata vittima di un nuovo infortunio, per il quale l'assicuratore ha accordato indennità giornaliere sulla base dell'assicurazione obbligatoria e complementare contro gli infortuni fino al 30 settembre 2005, deducendo tuttavia da tali prestazioni una rendita di invalidità ipotetica.
Legge
Il Tribunale federale ha ritenuto che in un'assicurazione di indennità giornaliere in caso di malattia soggetta alla LCA, concepita come un'assicurazione di somme, un'imputazione da parte dell'assicuratore delle prestazioni a cui l'assicurato potrebbe avere diritto da parte di un altro assicuratore non può fondarsi sull'art. 61 cpv. 1 LCA, ma può…