Fatti
Il caso concerne uno svizzero, Jean [B.], che ha commesso atti di violenza sessuale su un minore svizzero, Georges X, di età inferiore a 12 anni, durante un soggiorno in Italia. Il padre della vittima non ha presentato denuncia, essendo stato tratto in inganno dal magistrato istruttore che gli aveva detto che i reati attribuiti a [B.] erano perseguiti d'ufficio. Il Tribunale penale del distretto di Vevey ha condannato [B.] a una pena di due anni e mezzo di reclusione per atti di violenza sessuale su minori. La Corte di cassazione penale del Tribunale cantonale vaudese ha confermato questa sentenza, ritenendo che il principio della lex mitior si applicasse e che il padre della vittima aveva manifestato la sua volontà di vedere punito B.
L'imputato, [B.], si rivolge al Tribunale federale con un ricorso in nullità, chiedendo la liberazione. Il Ministero pubblico propone il rigetto del ricorso.
Legge
Il Tribunale federale esamina le condizioni di applicazione della legge penale svizzera a un reato commesso all'estero da uno svizzero contro uno svizzero. Constata che l'art. 5 CP fonda l'applicazione della legge penale svizzera, poiché gli atti incriminati sono stati commessi all'estero da uno svizzero contro uno svizzero. La legge svizzera è applicabile, poiché l'atto è punito anche nello Stato in cui è stato commesso, ovvero l'Italia.
Il Tribunale federale esamina poi la questione se l'art. 5 CP implichi la considerazione delle esigenze del diritto straniero relative alla presentazione di una denuncia. Constata che la denuncia è una condizione della persecuzione penale e rientra nella procedura, e non nel diritto materiale. La legge svizzera non contiene eccezioni rispetto all'art. 5 CP per il diritto intertemporale. Il Tribunale federale conclude che l'assenza di una denuncia, anche in diritto…