Fatti

Il ricorrente [X.] è stato condannato dal Tribunale distrettuale di Zurigo il 12 novembre 2013 per stupro plurimo (art. 190 cpv. 1 CP) e molestie sessuali (art. 198 cpv. 2 CP) a una pena detentiva di tre anni, di cui 18 mesi con condizionale e 18 mesi senza condizione, con detrazione di 356 giorni di custodia cautelare. Avverso tale sentenza il ricorrente ha proposto appello. La Procura di Zurigo ha presentato appello incidentale.

L’Alta Corte del Cantone di Zurigo, II. Sezione penale ha confermato con sentenza del 26 febbraio 2015 la condanna del ricorrente per stupro plurimo e molestie sessuali. Ha irrogato una pena detentiva di 32 mesi, di cui 22 con condizionale con periodo di prova di due anni e 10 mesi senza condizione, con detrazione di 356 giorni di custodia cautelare. Ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento di una somma a titolo di riparazione morale di fr. 10'000.-- alla parte lesa [A.] e ha accertato in linea di principio l’obbligo di risarcimento dei danni a suo carico.

Il ricorrente era accusato di aver violentato la parte lesa [A.] nel novembre 2011 e il 10 gennaio 2012, nonché di averla molestata sessualmente l’8 febbraio 2012. La parte lesa affermava di essere stata costretta al rapporto sessuale dal ricorrente, il quale le aveva minacciato di riferire ai suoi genitori di un rapporto sessuale consenziente da lei avuto dietro pagamento di fr. 200.-- nell’agosto 2011, nonché del suo consumo di tabacco e cannabis. Il ricorrente negava tutte le accuse e sosteneva di essere affetto da impotenza e di non aver più eiaculato da anni. Negava inoltre qualsiasi contatto sessuale con la parte lesa.

Il ricorrente aveva richiesto in entrambe le sedi giudiziarie, senza successo, l’audizione della parte lesa in qualità di testimone e la consulenza di un perito in psicologia della testimonianza. L’Alta Corte ha respinto tali richieste poiché la parte lesa era già stata audita tre volte, tra cui una volta in videoconferenza, e le sue dichiarazioni erano state ritenute attendibili. Sono stati inoltre considerati elementi probatori come il sequestro di un paio di slip con tracce di sperma e DNA e l’analisi del telefono cellulare del ricorrente, che confermava i suoi contatti con la parte lesa.

Legge

Il Tribunale federale ha esaminato il ricorso del condannato sotto il profilo della violazione dei diritti procedurali, segnatamente del principio di immediatezza (art. 343 cpv. 3 CPP) e dell’obbligo di completa assunzione delle prove. Il ricorrente contestava che l’Alta Corte avesse respinto indebitamente le sue richieste di nuova audizione della parte lesa e di consulenza di un perito in psicologia della testimonianza.

Il Tribunale federale ha innanzitutto confermato che il principio di immediatezza nel processo penale svizzero (CPP) è limitato e che una nuova assunzione di prove è necessaria solo in determinate condizioni. Secondo l’art. 343 cpv. 3 CPP, il giudice deve assumere nuovamente le prove nel procedimento di primo grado qualora la conoscenza diretta del mezzo di prova appaia necessaria per la pronuncia della sentenza. Ciò vale in particolare quando la forza probante dipende dalla percezione immediata della deposizione testimoniale, ad esempio in una situazione di «dichiarazione contro dichiarazione». Tuttavia, la nuova audizione non è necessaria unicamente perché occorre interpretare comportamenti non verbali come mimica o gestualità. Piuttosto, rileva se la sentenza dipenda in modo decisivo dal comportamento testimoniale della persona.

Nel caso di specie, oltre alle dichiarazioni contrastanti delle parti, erano presenti elementi probatori che confermavano l’attendibilità della parte lesa. Il sequestro di un paio di slip con tracce di sperma e DNA e l’analisi del telefono cellulare del ricorrente smentivano la sua affermazione di non aver avuto contatti con la parte lesa. Inoltre, la parte lesa era già stata audita tre volte, tra cui in videoconferenza. L’Alta Corte aveva valutato attendibili le sue dichiarazioni e non aveva ravvisato la necessità di una nuova audizione. Il Tribunale federale ha ritenuto che l’Alta Corte non avesse ecceduto i propri poteri discrezionali, poiché la conoscenza…